Un limite es una linea personal que marca esas cosas de las cuales somos responsables.
Es decir los limites definen quienes somos y quienes no somos.
Mis límites, tus límites…
A veces sucede que el límite más grande es marcado y suscrito por nosotros mismos. Algo que nos impide continuar, ver más allá y, en ocasiones, hasta articular palabra resulta un acto tortuoso.
A veces parece que nos ponemos estas barreras para poder sentir que necesitamos quitarlas… Algo que, dicho así, suena bastante absurdo, pero por lo que no pienso tirar piedra alguna, ni primera, ni segunda.
Y nos quedamos parados, tirando del nudo con una sola mano..
Riflessioni sulla parola “limite”
a) Definizione e Significato:
Linea di demarcazione, confine;
Estensione, segno visibile che indica una qualche barriera;
Grado, livello o punto estremo a cui può giungere qualcosa;
Punto di passaggio a una condizione diversa da quella normale;
Termine, confine, ambito (concreto o ideale) che non può o non deve essere superato;
b) Etimologia:
Dal latino limes-limitis, – via traversa, confine, frontiera.
Gli antichi Romani chiamarono “limiti” quelle pietre che segnavano i confini le quali erano sacre e non potevano rimuoversi senza delitto, essendo esse sotto la speciale protezione di una divinità pur essa detta Limite o Termine;
c) Un po’ di mitologia:
Termine – nome latino: Terminus
Divinità romana preposta ai limiti e alle pietre di confine, sia di proprietà sia di terreni pubblici, le quali venivano consacrate a Giove. Dal nome del dio deriva l’attuale vocabolo che indica gli estremi (limiti) di un oggetto o di una scadenza. – Diffusione del culto: la tradizione indica come inizio del suo culto il regno di Numa Pompilio, durante il quale si inaugurarono i confini a Giove Terminale. In suo onore venivano celebrate le feste chiamate Terminalia, cadenti il 23 febbraio; durante tali riti i proprietari dei campi si riunivano attorno al cippo di confine comune incoronandolo ed offrendo una focaccia; in seguito si ponevano su un’ara i proventi dei raccolti (segale, miele, vino) e talvolta un agnello. Nel tempio di Giove Capitolino era conservato un cippo pubblico mentre un’altra pietra sacra di confine era posta come indicatore sulla via tra Roma e Laurentum (via Laurentina). I cippi di proprietà venivano collocati in una fossa ove vi fosse stato prima acceso un fuoco e sopra versato il sangue di una vittima. Lo spargimento di frutta, incenso, vino e miele completavano il rito ctonio e la pietra infissa nel terreno veniva unta e incoronata. Terminus appartiene alla categoria di divinità italiche arcaiche senza una rappresentazione fisica.
Il limite in danzaterapia
Il limite è base fondante e costituente della metodologia Fux; Marìa stessa sostiene da sempre che “le sue danze sono frutto della creatività individuale (ma che in maniera differente è nascosta anche dentro ognuno di noi), unitamente allo stimolo della musica e alla conoscenza del Limite”.
E ancora: “Quando non ci sono limiti perdiamo la meravigliosa possibilità di conoscerci più a fondo, senza limiti non esiste il contatto. Il limite è la base di tutto”
Ma che cosa è il limite in danzaterapia?
Nuovamente Marìa ci risponde con il suo corpo, portandosi vicina, anzi, toccando la parete del suo Studio di Buenos Aires e cercando di andare oltre, di oltrepassarla. Batte ritmicamente la propria mano contro la parete…”sentite? …è dura!…non si sposta! non posso attraversarla!…questa parete è, indubitabilmente, un limite”.
Nel corso di ogni incontro di danzaterapia, qualunque sia il tipo di stimolo proposto e l’utenza coinvolta, viene dato ampio spazio ed enorme risalto all’esperienza della sperimentazione pratica del limite affinché tale verità e sensazione diventi ben comprensibile per il corpo. Esperienza concreta significa che il limite lo dobbiamo proprio toccare fisicamente, con le mani, con le gambe, ma soprattutto con la parte centrale del corpo senza lasciare da parte il coinvolgimento della testa.
La trasformazione del limite
La parola limite racchiude dentro di sé una spiccata dualità ed esprime un paradosso; infatti, se il limite riduce drasticamente o in variabile misura la libertà di ciascuno di noi (termine, confine, ambito -concreto o ideale- che non può o non deve essere superato), allo stesso tempo la amplifica; infondendoci sicurezza e la certezza di poterci “appoggiare”, il limite esalta la nostra creatività e curiosità innata predisponendoci a un’interessante articolazione della libertà individuale esaltandone la forma e introducendo il vissuto, fondamento del Metodo Fux, di “Superamento del Limite” (grado, livello o punto estremo a cui può giungere qualcosa).
Il limite può essere un oggetto, un volume, qualcosa di tangibile, oppure un’idea, un concetto qualcosa d’impalpabile e invisibile.
Il limite è fisso e rigido quando non lo guardiamo o lo ignoriamo ma può diventare mobile e flessibile se impariamo a conoscerlo, ad accettarlo. Solo allora, con molto coraggio e l’aiuto di un tempo che non conosce la fretta, si può forse spostare, sempre trasformare .
Il limite preferisce sempre il tempo lento, molto dilatato; quando la fretta diventa un limite bisogna andare a toccare la propria fretta e solo molto dopo cercare di spostarla verso altre possibilità.
Perché il limite si riveli nel corpo è sempre meglio affrontare prima il limite che-posso-toccare, riporto qui di seguito solo alcuni esempi:
- Limite della parete
- Limite della terra
- Limite di un materiale (ad es. il colore, la canna di bambù)
- Limite della pelle
- Limite luce/ombra
- Il corpo del compagno è un Limite
- Ecc.ecc.
Invece il limite impalpabile/invisibile può essere:
- Il limite dello spazio (o dell’aria)
- Lo sguardo
- Il respiro
- Il freddo/il caldo (la temperatura)
- Un odore
- Una convinzione, un’idea
- Il tempo che passa (gli anni, i giorni)
- Ecc.ecc.
Il limite dello spazio (o dell’aria) è fondamentale perché ha a che vedere con la proiezione del proprio corpo nello spazio e quindi con l’apertura medesima del corpo.
E’ importante ricordare che l’alfabeto del movimento corporeo si basa su due semplici azioni antitetiche apertura/chiusura, e tutte le infinite, successive variazioni.
Ma il limite dello spazio è molto più di una semplice apertura, ha a che vedere con l’estensione che è la misura massima, sempre variabile di momento in momento, del nostro corpo che si proietta nello spazio lontano, quello spazio che vive fuori-di-noi.
Ricordiamo che non solamente le nostre braccia o le nostre gambe possono ricercare ed entrare in contatto con questo limite, ma ogni parte del corpo deve poter entrare in contatto con il limite dello spazio, solo così può formarsi un’unità corporea ben rappresentata con una mappatura puntuale ed efficace dei limiti personali.
Infine, questo limite ha a che vedere con la proprietà del corpo di terminare i movimenti o portare i movimenti al loro termine.
Il movimento termina quando entra in contatto con il limite dello spazio, e solo allora. Terminare il movimento prima darebbe origine a movimenti vuoti e privi di significato, difficilmente imitabili da qualcuno che ci osserva.
Ricordiamo che quando il corpo ha toccato il limite dello spazio, deve compiere un percorso di ritorno di riavvicinamento al limite-del-proprio-corpo, riavvicinamento lento e qualitativamente intenso anche e soprattutto nella fase di ritorno.
Perché la creatività nasce dal limite?
Il limite è la più grande risorsa del corpo; noi stiamo bene quando sentiamo la necessità di celebrare e valorizzare il nostro limite personale, il limite che ci è toccato; dovremmo anche provare piacere a mostrarlo agli altri.
E’ un cammino generoso per arrivare al movimento vero, all’improvvisazione.
Rifiutare culturalmente l’idea di essere creature tanto limitate può essere una barriera. Senza riconoscere e accettare i propri limiti difficilmente potremo toccarli, entrare in contatto con loro, accarezzarli.
Queste azioni pratiche, con il trascorrere del tempo (che è l’ultimo dei limiti, quello più difficile da superare), sono preludio a quel processo di trasformazione capace di mostrarci il limite sotto un altro punto di vista e da un lato magari più costruttivo.
Dare respiro al limite, dialogare con lui, svincolarlo dal suo senso d’immobilità, ci permette di superare le paure per dare radice alle nostre creazioni in movimento.
Il limite ci colloca nella vita, ci mostra il nostro posto, e noi per questo possiamo soltanto ringraziarlo.
La creatività nasce dal limite.
Testo di Valentina Vano
Valentina Vano
Danzaterapista, Milano, MI, Italy
w: www.metodomariafux.com | @: danzaterapia@ymail.com|
t: (+39) 339 4805 033
















